Appunti dell’ intervento del dott.

Kossi Komla-Ebri,

7 maggio 2010 Aula Magna I.T.I. “Corni”, Modena

 

 

“CRESCERE E FAR CRESCERE NEL DIALOGO FRA CULTURE" Arricchirsi delle differenze reciproche nel rispetto delle diversità”

 

Dopo una breve introduzione volto a contestualizzare l’incontro, da parte della prof.ssa Daniela Fontanazzi, referente Ceis del progetto sperimentale che ha coinvolto docenti e genitori dell’I.I.S. “Cattaneo”,  ha avuto inizio l’intervento del dottor Kossi,che viene qui riassunto.

 

 

ESSERE GENITORI IN UN PAESE STRANIERO

Oggi in Italia il fenomeno dell’immigrazione è un dato strutturale, un fenomeno ineliminabile di cui prendere atto, accettando che questa situazione ormai è la normalità.

Chi è nato qui non è un immigrato!

La diversità è la nuova naturale normalità, dobbiamo indossare gli occhiali dell’ eterogeneità, smettendo di considerare l’altro come un problema in quanto diverso da noi. Perché parlare di coppie miste? Se un uomo sposa una donna si tratta comunque una coppia mista, siamo tutti diversi anche nella stessa famiglia. 

Il tema è come essere genitori oggi, come far crescere e dare la formazione ai figli. È diverso oggi rispetto al passato, spesso si diventa genitori a 30 anni, ci teniamo i figli in casa più a lungo. Mettere al mondo i figli ed educarli è normale. È diverso essere genitori da soli o in coppia; anni fa essere genitori soli non era nemmeno contemplato. È diverso se la coppia è formata da due stranieri o da un italiano e uno straniero, in questo caso ognuno vuole portare avanti le tradizioni del suo Paese.

È diverso essere mamma e papà; noi papà ci accontentiamo di portare a casa la pagnotta, ma la maggior parte del lavoro lo fa la madre.

Un conto è essere madri/padri nel proprio Paese , un conto è  esserlo in un Paese in cui si hanno meno strumenti e i figli sono più integrati dei genitori, hanno assorbito di più dal Paese ospitante per cui il genitore si trova in una condizione di impotenza. Dipende anche dal grado di socializzazione e dal ruolo svolto dal genitore.

In Italia e nel mondo c’è un grande classismo. Io sono medico e  i miei figli sono protetti da questo. Il camice bianco mi sbianca un tantino e la gente si rapporta con me in modo diverso dal vu’cumprà.

Il fatto di avere più possibilità economiche significa avere più spazi, permettendo al figlio il necessario silenzio in casa per poter concentrarsi nello studio. La differenza è che… il figlio italiano a casa sua è un re e può fare quello che vuole, mentre non è così nelle famiglie straniere.

In quest’epoca di globalizzazione siamo tutti pluriculturali, e comunque con più identità. Ad esempio la mamma è anche: moglie, figlia, lavoratrice, e deve gestire ruoli diversi in una sola persona.

Questa pluriappartenenza è comunque un fatto positivo. Ovunque ci troveremo saremo con noi stessi, ovunque andranno i nostri figli troveranno sempre e solo delle persone con cui dovranno rapportarsi; è questo che dobbiamo insegnare in modo che imparino a convivere con le persone, a sentirsi a casa ovunque .

 

GRAVIDANZA E NASCITA

La gravidanza è tutta al femminile: i maschi durante la gravidanza sono gentili poi arriva il figlio urlante e quel bimbo diventa “tuo figlio!”.

È diverso diventare un genitore nel tuo Paese dal diventarlo per la prima volta nel Paese che ti ospita, dove non conosci i servizi e non hai la tutela dei parenti che ti insegnano e ti aiutano (mamme, sorelle, zie, ecc…). Provi una grande solitudine, devi sopportare un forte senso di sradicamento. Inoltre a volte lei è venuta per ricongiungimento famigliare e non parla italiano, è sola in casa, ha come unica compagnia la TV e dipende totalmente dal suo uomo, Quando poi la gravidanza non arriva, arriva la depressione. Soprattutto nelle comunità africane, se la moglie non rimane incinta sorgono angosce e talora tensioni con la famiglia d’origine; talvolta si ricorre a riti magici e ci si sente perseguitati.

La vita poi si complica con la nascita del bambino perché la nostra “cultura” pediatrica non tiene conto delle culture diverse. Spesso i medici si innervosiscono perché le donne, in caso di problemi arrivano in ospedale sempre molto tardi quando è già emergenza, in quanto, non essendo autonoma, deve aspettare il marito. Alcune donne poi vogliono essere visitate solo da medici donne, ci sono problemi di incomprensione linguistica: il mio compito come medico di origine africana è anche quello di gestire queste difficoltà e di mediare tra le conoscenze scientifiche e tradizioni diverse, cercando di creare una cultura sanitaria più consapevole e rispettosa delle diverse esigenze e abitudini.

L’iperrazionalità occidentale programma le nascite, ma questo non fa parte della cultura degli immigrati.

 

L’INGRESSO A SCUOLA

L’entrata nella scuola dei figli diventa un punto di confronto importante con la cultura del Paese ospitante. La prima differenza è che la scuola italiana vuole coinvolgere i genitori e questo è un elemento nuovo perché da noi si delega al maestro con cui non si discute. Se un bimbo a casa fa una marachella viene mandato dall’insegnante perché lo picchi (di solito i bambini si riempiono i pantaloni di cartone per sentire meno male!). talora gli insegnanti stanchi di picchiare nominano un altro alunno come “picchiatore” e di solito questi picchiano molto più forte del maestro. In Italia non è molto chiara la definizione dei ruoli. C’è un fossato oggi tra insegnanti che si sono formati sui libri e i loro alunni “digitali”.

La volontà da parte della scuola di coinvolgere i genitori è molto interessante, ma questo concetto è difficile per gli immigrati. Noi pensiamo che l’istruzione non vada condivisa ma divisa; c’è una parte che compete ai genitori e c’è una parte che compete agli insegnanti. Se i ruoli non vengono rispettati possono sorgere dei conflitti. Vi sono comunque difficoltà nella relazione con gli insegnanti, spesso gli orari di ricevimento sono impossibili e dobbiamo chiedere dei permessi speciali dal lavoro, inoltre il linguaggio usato dagli insegnanti è spesso incomprensibile, troppo specialistico e tecnico per cui talora anche le famiglie italiane fanno fatica a capire.

 

NORME E VALORI

Quando un figlio è adolescente noi cerchiamo di trasmettergli le nostre norme, ma i figli vogliono autonomia e interiorizzano le norme dal Paese che li ospita e che non sono le nostre.

Non possiamo imporre i nostri valori, dobbiamo imparare a negoziare.

Se un ragazzo arriva qui con il ricongiungimento famigliare vuol dire che questo ragazzo è nato in Africa. Lui considerava suo padre quando andava a trovarlo in Africa un po’ come “Babbo Natale” in quanto portava regali nuovi e speciali; il papà era visto come un “re”, capace di parlare una lingua sconosciuta e misteriosa. Il figlio quindi all’idea di andare con lui in Italia pensa di raggiungere una sorta di “paese dei Balocchi”, ma lo aspetta una grande delusione: la nuova casa è piccola e povera, il suo papà non conosce poi così tanto la nuova lingua e non viene a prenderlo a scuola in macchina come gli altri papà…la mamma poi viene a scuola indossando abiti troppo colorati ed evidenti mentre il figlio preferirebbe che passasse inosservata.

Le maestre pensano di fare una cosa bella chiedendogli di parlare del suo Paese, mentre il ragazzo vuole solo essere uguale ai suoi compagni e non vorrebbe proprio che le maestre sottolineassero la sua diversità. Il ragazzo vive quindi fra due mondi contrapposti: quello esterno, luccicante e pieno di attrattive, in cui si sente come un gatto nel mondo dei pesci e il mondo interno in cui comincia a sentirsi stretto e a disagio. Per questo preferisce stare a casa dell’amico che è un re a casa sua, che chiama suo padre per nome e lo tratta come un amico, in modo strettamente confidenziale.

A casa sua invece quello che dice suo padre non può essere discusso e se lo fa corre il rischio di ricevere qualche sberla. In questo caso può succedere anche che il figlio reagisca minacciando di chiamare il Telefono Azzurro o i carabinieri e a questo il padre non è preparato, si sente inadeguato e “minacciato” dagli assistenti sociali e vorrebbe riportare il figlio nel suo Paese di origine. A questo punto però il figlio adolescente si ribella, non vuole immigrare, non accetta più quelle strane usanze come mangiare tutti nello stesso piatto, avere la casa invasa da famigliari ed essere baciato da tutti…

 

COMUNITA’ EDUCANTE

L’ingresso del figlio a scuola rappresenta il primo momento di socializzazione, ma mentre nel sud del mondo è tutta la famiglia che educa, tutto il quartiere, tutta la comunità sente di avere una responsabilità educativa nei confronti di tuo figlio mentre in Italia se qualcuno sgrida il figlio di un altro rischia di beccarsi una denuncia.

In Africa è molto forte il concetto di UBUNTU. Io sono perché noi siamo. È il concetto della comunità.

Le famiglie immigrate mandano i figli nelle scuole più vicine, che corrono il rischio di diventare scuole ghetto, da cui gli italiani scappano avendo la possibilità di portare i figli anche in scuole più lontane ma non ha senso una classe formata solo o quasi da stranieri, le “classi ponte” non permettono agli studenti di imparare la lingua. Non a caso mandiamo i nostri figli in scuole all’estero per imparare nuove lingue.

Ci sono troppi disequilibri di opportunità. In una società multietnica serve condividere valori e pari opportunità. Come può un mamma straniera aiutare il figlio nella descrizione della storia di Pinocchio? Chi sarà mai questo Pinocchio? Ecco che allora serve un doposcuola per evitare disparità. Un altro questione delicata è la scelta della scuola dopo le medie superiori. Molti ragazzi stranieri scelgono gli istituti professionali perché le famiglie pensano a un inserimento breve nel mondo del lavoro. Gli italiani invece vedono i professionali come un scuola di sere b e quindi preferiscono che il figlio frequenti il liceo potendolo mantenere anche fino a tarda età.

Ma noi genitori stranieri non siamo venuti in Italia perché i nostri figli facciano i lavori sporchi che gli italiani non vogliono fare! Non è questo il nostro sogno per loro, ma con molto realismo siamo consapevoli che c’è una forte disoccupazione anche per i laureati e che per i nostri figli sarà molto più difficile trovare lavoro sia a causa del loro cognome straniero sia perché noi non abbiamo a disposizione le nostre reti sociali.

 

IL PROBLEMA DELLE REGOLE E DELLA TRASMISSIONE DELLE TRADIZIONI

Questo è un problema da sempre per tutti i genitori ma per gli stranieri il problema più sentito perché i figli copiano quello che vedono fare dagli italiani assumono i loro modi e atteggiamenti e questo è visto come una mancanza di rispetto. Come ad esempio io sono il maggiore di nove fratelli neanche i miei fratelli si permettono di chiamarmi per nome ma mi chiamano fratello maggiore. Ho fatto fatica ad accettare che qualunque bambino o ragazzo mi salutasse con un: “Ciao Kossi!” noi genitori facciamo fatica a capire che le regole vanno “negoziate”.

I nostri figli abitano nel mondo del futuro mondo in cui noi non potremo mai abitare. Per questo, come ha scritto il poeta libanese Gibran, “noi possiamo essere solo l’arco che lancia la freccia verso il futuro”. Non possiamo tarpare loro le ali dobbiamo insegnargli a volare. Se vogliamo che possano vivere in questa modernità dobbiamo dare a loro tutto il nostro affetto disinteressato volere il loro bene,consapevoli che nessuno li amerà in modo così disinteressato e gratuito come noi.

 

APPARENZA E PREGIUDIZI

Noi oggi viviamo in un mondo mediatico che tiene conto solo delle  Apparenze e perciò non riusciamo a cogliere gli aspetti più profondi che sono quelli che ci uniscono; se restiamo fermi alle apparenze vediamo solo le differenze e categorizziamo le persone solo in base a queste e ai nostri PREGIUDIZI. In realtà le cose più profonde che ci accomunano non si vedono. Anch’io quando sono arrivato in Italia ero pieno di pregiudizi: ricordo che durante un viaggio in treno, temevo mi rubassero i soldi o mi narcotizzassero, tanti amici mi avevano detto che la mafia era diffusa ovunque. Invece ho scoperto cose bellissime tra cui questa lingua meravigliosa Ad esempio, quando sono venuto in Italia trentacinque anni fa, ho girato tutto il Paese e non ho fatto nessuna fatica a farmi subito degli amici, ho preso la cittadinanza italiana giurando sulla Costituzione, mi sono arricchito del genio italico, ho gustato ogni tipo di cucina regionale e mi sono sorbito trentacinque Festival di Sanremo. Nonostante questo, poco tempo fa, mi è capitato di incontrare per strada un ragazzino che mi ha chiamato “EXTRACOMUNITARIO”, giudicando solo il colore della mia pelle oppure mi succede che qualche signora a volte sull’autobus si sieda lontano da me e stringa a sé la borsa, dicendo tanto anche senza  parole. È importante imparare ad andare oltre le nostre apparenze perché solo così impariamo ad avvicinarci a chi è diverso da noi, dobbiamo uscire da questi ritmi frenetici; ora avete i “selvaggi” (immigrati) che osservano il vostro modo di vita!

Come un uomo che parte per andare a caccia e, da lontano vede qualcosa che gli sembra un animale poi man mano che si avvicina per mirare e sparargli si accorge che è una persona.

Dobbiamo creare SPAZI  DI DIALOGO  e, per fare ciò è importante puntare l’attenzione sulle cose che abbiamo in comune, che sono molte di più delle differenze; siamo PERSONE e dobbiamo accettarci in quanto tali, questo però è difficile perché andiamo tutti di corsa e programmiamo tutto. Anche l‘ospite deve essere programmato, invitato e  deve portare un regalo; se invece vi capita di invitare a cena un africano, non solo non vi fa regali, ma si porta un amico.  Si tratta di imparare a trovare la giusta distanza, come per i famosi “porcospini” di Schopenhauer.

 

IDENTITA’ MULTIPLE

Spesso pensiamo che nell’incontro con l’altro si perda la propria identità ma la nostra identità è “CIO’ CHE NOI SIAMO OGGI”, non è rigida ma fluida e si modifica; sono gli altri che ci permettono di costruire la nostra identità che, per questo, è relazionale. Noi abbiamo bisogno dell’altro che non è un nemico, ma è colui che ci permette di crescere. I nostri sensi sono “più intelligenti” del nostro cervello perché noi “mangiamo” la diversità, le nostre orecchie sanno ascoltare musiche diverse. La ricchezza sta nel creare spazio d’incontro  per conoscere e condividere cose importanti, perché in ogni cultura ci sono valori e disvalori; ad esempio, quando un anziano muore, per la cultura africana è una “biblioteca di esperienza” che brucia mentre qui viene isolato nella “casa-albergo”. Impariamo a negoziare con i nostri figli, negoziare è una scelta, non significa cedere..

Impariamo  a fare interagire le nostre diverse integrità, condividendo valori e dando pari opportunità a tutti.