|

“CRESCERE E FAR CRESCERE NEL DIALOGO FRA
CULTURE" Arricchirsi delle differenze reciproche
nel rispetto delle diversità”
Dopo una breve
introduzione volto a
contestualizzare l’incontro, da parte della
prof.ssa Daniela Fontanazzi, referente Ceis del
progetto sperimentale che ha coinvolto docenti e
genitori dell’I.I.S. “Cattaneo”, ha avuto
inizio l’intervento del dottor Kossi,che viene
qui riassunto.
ESSERE GENITORI IN UN PAESE STRANIERO
Oggi in Italia il fenomeno dell’immigrazione è
un dato strutturale, un fenomeno ineliminabile
di cui prendere atto, accettando che questa
situazione ormai è la normalità.
Chi è nato qui non è un immigrato!
La diversità è la nuova naturale normalità,
dobbiamo indossare gli occhiali dell’
eterogeneità, smettendo di considerare l’altro
come un problema in quanto diverso da noi.
Perché parlare di coppie miste? Se un uomo sposa
una donna si tratta comunque una coppia mista,
siamo tutti diversi anche nella stessa
famiglia.
Il tema è come essere genitori oggi, come far
crescere e dare la formazione ai figli. È
diverso oggi rispetto al passato, spesso si
diventa genitori a 30 anni, ci teniamo i figli
in casa più a lungo. Mettere al mondo i figli ed
educarli è normale. È diverso essere genitori da
soli o in coppia; anni fa essere genitori soli
non era nemmeno contemplato. È diverso se la
coppia è formata da due stranieri o da un
italiano e uno straniero, in questo caso ognuno
vuole portare avanti le tradizioni del suo
Paese.
È diverso essere mamma e papà; noi papà ci
accontentiamo di portare a casa la pagnotta, ma
la maggior parte del lavoro lo fa la madre.
Un conto è essere madri/padri nel proprio Paese
, un conto è esserlo in un Paese in cui si
hanno meno strumenti e i figli sono più
integrati dei genitori, hanno assorbito di più
dal Paese ospitante per cui il genitore si trova
in una condizione di impotenza. Dipende anche
dal grado di socializzazione e dal ruolo svolto
dal genitore.
In Italia e nel mondo c’è un grande classismo.
Io sono medico e i miei figli sono protetti da
questo. Il camice bianco mi sbianca un tantino e
la gente si rapporta con me in modo diverso dal
vu’cumprà.
Il fatto di avere più possibilità economiche
significa avere più spazi, permettendo al figlio
il necessario silenzio in casa per poter
concentrarsi nello studio. La differenza è che…
il figlio italiano a casa sua è un re e può fare
quello che vuole, mentre non è così nelle
famiglie straniere.
In quest’epoca di globalizzazione siamo tutti
pluriculturali, e comunque con più identità. Ad
esempio la mamma è anche: moglie, figlia,
lavoratrice, e deve gestire ruoli diversi in una
sola persona.
Questa pluriappartenenza è comunque un fatto
positivo. Ovunque ci troveremo saremo con noi
stessi, ovunque andranno i nostri figli
troveranno sempre e solo delle persone
con cui dovranno rapportarsi; è questo che
dobbiamo insegnare in modo che imparino a
convivere con le persone, a sentirsi a casa
ovunque .

GRAVIDANZA E NASCITA
La gravidanza è tutta al femminile: i maschi
durante la gravidanza sono gentili poi arriva il
figlio urlante e quel bimbo diventa “tuo
figlio!”.
È diverso diventare un genitore nel tuo Paese
dal diventarlo per la prima volta nel Paese che
ti ospita, dove non conosci i servizi e non hai
la tutela dei parenti che ti insegnano e ti
aiutano (mamme, sorelle, zie, ecc…). Provi una
grande solitudine, devi sopportare un forte
senso di sradicamento. Inoltre a volte lei è
venuta per ricongiungimento famigliare e non
parla italiano, è sola in casa, ha come unica
compagnia la TV e dipende totalmente dal suo
uomo, Quando poi la gravidanza non arriva,
arriva la depressione. Soprattutto nelle
comunità africane, se la moglie non rimane
incinta sorgono angosce e talora tensioni con la
famiglia d’origine; talvolta si ricorre a riti
magici e ci si sente perseguitati.
La vita poi si complica con la nascita del
bambino perché la nostra “cultura” pediatrica
non tiene conto delle culture diverse. Spesso i
medici si innervosiscono perché le donne, in
caso di problemi arrivano in ospedale sempre
molto tardi quando è già emergenza, in quanto,
non essendo autonoma, deve aspettare il marito.
Alcune donne poi vogliono essere visitate solo
da medici donne, ci sono problemi di
incomprensione linguistica: il mio compito come
medico di origine africana è anche quello di
gestire queste difficoltà e di mediare tra le
conoscenze scientifiche e tradizioni diverse,
cercando di creare una cultura sanitaria più
consapevole e rispettosa delle diverse esigenze
e abitudini.
L’iperrazionalità occidentale programma le
nascite, ma questo non fa parte della cultura
degli immigrati.
L’INGRESSO A SCUOLA
L’entrata nella scuola dei figli diventa un
punto di confronto importante con la cultura del
Paese ospitante. La prima differenza è che la
scuola italiana vuole coinvolgere i genitori e
questo è un elemento nuovo perché da noi si
delega al maestro con cui non si discute. Se un
bimbo a casa fa una marachella viene mandato
dall’insegnante perché lo picchi (di solito i
bambini si riempiono i pantaloni di cartone per
sentire meno male!). talora gli insegnanti
stanchi di picchiare nominano un altro alunno
come “picchiatore” e di solito questi picchiano
molto più forte del maestro. In Italia non è
molto chiara la definizione dei ruoli. C’è un
fossato oggi tra insegnanti che si sono formati
sui libri e i loro alunni “digitali”.
La volontà da parte della scuola di coinvolgere
i genitori è molto interessante, ma questo
concetto è difficile per gli immigrati. Noi
pensiamo che l’istruzione non vada condivisa ma
divisa; c’è una parte che compete ai genitori e
c’è una parte che compete agli insegnanti. Se i
ruoli non vengono rispettati possono sorgere dei
conflitti. Vi sono comunque difficoltà nella
relazione con gli insegnanti, spesso gli orari
di ricevimento sono impossibili e dobbiamo
chiedere dei permessi speciali dal lavoro,
inoltre il linguaggio usato dagli insegnanti è
spesso incomprensibile, troppo specialistico e
tecnico per cui talora anche le famiglie
italiane fanno fatica a capire.

NORME E VALORI
Quando un figlio è adolescente noi cerchiamo di
trasmettergli le nostre norme, ma i figli
vogliono autonomia e interiorizzano le norme dal
Paese che li ospita e che non sono le nostre.
Non possiamo imporre i nostri valori, dobbiamo
imparare a negoziare.
Se un ragazzo arriva qui con il ricongiungimento
famigliare vuol dire che questo ragazzo è nato
in Africa. Lui considerava suo padre quando
andava a trovarlo in Africa un po’ come “Babbo
Natale” in quanto portava regali nuovi e
speciali; il papà era visto come un “re”, capace
di parlare una lingua sconosciuta e misteriosa.
Il figlio quindi all’idea di andare con lui in
Italia pensa di raggiungere una sorta di “paese
dei Balocchi”, ma lo aspetta una grande
delusione: la nuova casa è piccola e povera, il
suo papà non conosce poi così tanto la nuova
lingua e non viene a prenderlo a scuola in
macchina come gli altri papà…la mamma poi viene
a scuola indossando abiti troppo colorati ed
evidenti mentre il figlio preferirebbe che
passasse inosservata.
Le maestre pensano di fare una cosa bella
chiedendogli di parlare del suo Paese, mentre il
ragazzo vuole solo essere uguale ai suoi
compagni e non vorrebbe proprio che le maestre
sottolineassero la sua diversità. Il ragazzo
vive quindi fra due mondi contrapposti: quello
esterno, luccicante e pieno di attrattive, in
cui si sente come un gatto nel mondo dei pesci e
il mondo interno in cui comincia a sentirsi
stretto e a disagio. Per questo preferisce stare
a casa dell’amico che è un re a casa sua, che
chiama suo padre per nome e lo tratta come un
amico, in modo strettamente confidenziale.
A casa sua invece quello che dice suo padre non
può essere discusso e se lo fa corre il rischio
di ricevere qualche sberla. In questo caso può
succedere anche che il figlio reagisca
minacciando di chiamare il Telefono Azzurro o i
carabinieri e a questo il padre non è preparato,
si sente inadeguato e “minacciato” dagli
assistenti sociali e vorrebbe riportare il
figlio nel suo Paese di origine. A questo punto
però il figlio adolescente si ribella, non vuole
immigrare, non accetta più quelle strane usanze
come mangiare tutti nello stesso piatto, avere
la casa invasa da famigliari ed essere baciato
da tutti…
COMUNITA’ EDUCANTE
L’ingresso del figlio a scuola
rappresenta il primo momento di socializzazione,
ma mentre nel sud del mondo è tutta la famiglia
che educa, tutto il quartiere, tutta la comunità
sente di avere una responsabilità educativa nei
confronti di tuo figlio mentre in Italia se
qualcuno sgrida il figlio di un altro rischia di
beccarsi una denuncia.
In Africa è molto forte il concetto di
UBUNTU.
Io sono perché noi siamo. È
il concetto della comunità.
Le famiglie immigrate mandano i figli nelle
scuole più vicine, che corrono il rischio di
diventare scuole ghetto, da cui gli italiani
scappano avendo la possibilità di portare i
figli anche in scuole più lontane ma non ha
senso una classe formata solo o quasi da
stranieri, le “classi ponte” non permettono agli
studenti di imparare la lingua. Non a caso
mandiamo i nostri figli in scuole all’estero per
imparare nuove lingue.
Ci sono troppi disequilibri di opportunità. In
una società multietnica serve condividere valori
e pari opportunità. Come può un mamma straniera
aiutare il figlio nella descrizione della storia
di Pinocchio? Chi sarà mai questo Pinocchio?
Ecco che allora serve un doposcuola per evitare
disparità. Un altro questione delicata è la
scelta della scuola dopo le medie superiori.
Molti ragazzi stranieri scelgono gli istituti
professionali perché le famiglie pensano a un
inserimento breve nel mondo del lavoro. Gli
italiani invece vedono i professionali come un
scuola di sere b e quindi preferiscono che il
figlio frequenti il liceo potendolo mantenere
anche fino a tarda età.
Ma noi genitori stranieri non siamo venuti in
Italia perché i nostri figli facciano i lavori
sporchi che gli italiani non vogliono fare! Non
è questo il nostro sogno per loro, ma con molto
realismo siamo consapevoli che c’è una forte
disoccupazione anche per i laureati e che per i
nostri figli sarà molto più difficile trovare
lavoro sia a causa del loro cognome straniero
sia perché noi non abbiamo a disposizione le
nostre reti sociali.
IL PROBLEMA DELLE REGOLE E DELLA TRASMISSIONE
DELLE TRADIZIONI
Questo è un problema da sempre per tutti i
genitori ma per gli stranieri il problema più
sentito perché i figli copiano quello che vedono
fare dagli italiani assumono i loro modi e
atteggiamenti e questo è visto come una mancanza
di rispetto. Come ad esempio io sono il maggiore
di nove fratelli neanche i miei fratelli si
permettono di chiamarmi per nome ma mi chiamano
fratello maggiore. Ho fatto fatica ad accettare
che qualunque bambino o ragazzo mi salutasse con
un: “Ciao Kossi!” noi genitori facciamo fatica a
capire che le regole vanno “negoziate”.
I nostri figli abitano nel mondo del futuro
mondo in cui noi non potremo mai abitare. Per
questo, come ha scritto il poeta libanese
Gibran, “noi possiamo essere solo l’arco che
lancia la freccia verso il futuro”. Non possiamo
tarpare loro le ali dobbiamo insegnargli a
volare. Se vogliamo che possano vivere in questa
modernità dobbiamo dare a loro tutto il nostro
affetto disinteressato volere il loro
bene,consapevoli che nessuno li amerà in modo
così disinteressato e gratuito come noi.
APPARENZA E PREGIUDIZI
Noi oggi viviamo in un mondo mediatico che tiene
conto solo delle
Apparenze e perciò non riusciamo a
cogliere gli aspetti più profondi che sono
quelli che ci uniscono; se restiamo fermi alle
apparenze vediamo solo le differenze e
categorizziamo le persone solo in base a queste
e ai nostri PREGIUDIZI. In realtà le cose più
profonde che ci accomunano non si vedono.
Anch’io quando sono arrivato in Italia ero pieno
di pregiudizi: ricordo che durante un viaggio in
treno, temevo mi rubassero i soldi o mi
narcotizzassero, tanti amici mi avevano detto
che la mafia era diffusa ovunque. Invece ho
scoperto cose bellissime tra cui questa lingua
meravigliosa Ad esempio, quando sono venuto in
Italia trentacinque anni fa, ho girato tutto il
Paese e non ho fatto nessuna fatica a farmi
subito degli amici, ho preso la cittadinanza
italiana giurando sulla Costituzione, mi sono
arricchito del genio italico, ho gustato ogni
tipo di cucina regionale e mi sono sorbito
trentacinque Festival di Sanremo. Nonostante
questo, poco tempo fa, mi è capitato di
incontrare per strada un ragazzino che mi ha
chiamato “EXTRACOMUNITARIO”, giudicando solo il
colore della mia pelle oppure mi succede che
qualche signora a volte sull’autobus si sieda
lontano da me e stringa a sé la borsa, dicendo
tanto anche senza parole. È importante imparare
ad andare oltre le nostre apparenze perché solo
così impariamo ad avvicinarci a chi è diverso da
noi, dobbiamo uscire da questi ritmi frenetici;
ora avete i “selvaggi” (immigrati) che osservano
il vostro modo di vita!
Come un uomo che parte per andare a caccia e, da
lontano vede qualcosa che gli sembra un animale
poi man mano che si avvicina per mirare e
sparargli si accorge che è una persona.
Dobbiamo creare SPAZI DI DIALOGO e, per fare
ciò è importante puntare l’attenzione sulle cose
che abbiamo in comune, che sono molte di più
delle differenze; siamo PERSONE e dobbiamo
accettarci in quanto tali, questo però è
difficile perché andiamo tutti di corsa e
programmiamo tutto. Anche l‘ospite deve essere
programmato, invitato e deve portare un regalo;
se invece vi capita di invitare a cena un
africano, non solo non vi fa regali, ma si porta
un amico. Si tratta di imparare a trovare la
giusta distanza, come per i famosi
“porcospini”
di Schopenhauer.
IDENTITA’ MULTIPLE
Spesso pensiamo che nell’incontro con l’altro si
perda la propria identità ma la nostra identità
è “CIO’ CHE NOI SIAMO OGGI”, non è rigida ma
fluida e si modifica; sono gli altri che ci
permettono di costruire la nostra identità che,
per questo, è relazionale. Noi abbiamo bisogno
dell’altro che non è un nemico, ma è colui che
ci permette di crescere. I nostri sensi sono
“più intelligenti” del nostro cervello perché
noi “mangiamo” la diversità, le nostre orecchie
sanno ascoltare musiche diverse. La ricchezza
sta nel creare spazio d’incontro per conoscere
e condividere cose importanti, perché in ogni
cultura ci sono valori e disvalori; ad esempio,
quando un anziano muore, per la cultura africana
è una “biblioteca di esperienza” che brucia
mentre qui viene isolato nella “casa-albergo”.
Impariamo a negoziare con i nostri figli,
negoziare è una scelta, non significa cedere..
Impariamo a fare interagire le nostre diverse
integrità, condividendo valori e dando pari
opportunità a tutti.
|