30 ottobre 2008

 

 

Intervista

 a

Wainer Vaccari

 

 

Conosco Wainer dal '92.    Casualmente nasce l’idea di questa chiacchierata-intervista.

 

Ci incontriamo per strada.

 

Ciao come stai? Come va?

 

Da  un riferimento al mio lavoro, alla difficoltà, complessità che comporta l’occuparsi di intercultura in questa fase storica, concordiamo  di vederci per  una chiacchierata, un’intervista non  a Wainer, artista modenese affermato, bensì  a Wainer, figlio di modenesi emigrati negli anni 50.

 

Meno casualmente gli propongo di incontrarci  giovedì 30 ottobre, concordiamo per il  pomeriggio. Questa la prima parte, la premessa, il resto a puntate.

 

Buona lettura dunque, con una breve e simpatica precisazione:

 

Wainer ha il dono di comunicare in modo autentico, con espressività ed empatia, in modo molto vicino, simile  a  tanta sua pittura. Attraverso parole dirette e franche, riesce a trasmettere il proprio intimo  contatto con la   fragile condizione umana che tutti ci accomuna.

 

Una precisazione questa che  fa considerare a noi tutti questa intervista come preziosa.

 

 

Paralleli

 

- Sono molto contenta di poter parlare con te proprio oggi, non so se sei andato in piazza...

- Mi sono trovato lì casualmente e sono rimasto impressionato: tutti belli, bellissimi, la piazza piena, bravi a parlare, con modi molto spontanei; anche nei giorni scorsi sono state tenute lezioni in piazza da parte di  quattro - cinque classi, bello...

...allora cosa vuoi sapere?

- Lavoro nella scuola da sempre, ora mi occupo di intercultura, di integrazione degli alunni stranieri e non è il periodo migliore, dei più felici, come dicevamo giorni fa

- No, può anche essere terribile sotto  certi punti di vista, per le discriminazioni che si possono subire

- Infatti, mi hai accennato alla tua esperienza di bambino emigrato in un paese straniero, mi sembra possiamo proprio parlare di questo: per cercare un parallelo con ciò che stanno vivendo tanti bambini emigrati oggi in Italia...

 

- Sì, certo. erano tempi e Paesi diversi, ma non molto poi,  essendo comunque Europa, Svizzera.

Penso possa esserci  un parallelo: l'Italia, la Francia, per  gli emigrati che vengono dall'Africa  ora,  potrebbero essere simili  alla Svizzera di 50 anni fa per noi Italiani.

Eravamo usciti dalla guerra devastati. I miei sono emigrati nel '57, penso sia stata una delle ultime migrazioni italiane. Dovevamo andare in Argentina, poi non se ne fece niente e mio padre decise per la Svizzera.

Ho frequentato la I Elementare in Italia, poi mi hanno preso e portato là. A sei anni, sì, sei cosciente, ma fino a un certo punto.       

 

Il primo giorno di scuola

 

Arrivato là compivo i 7 anni e, poiché le scuole  iniziavano a quell'età, ho ricominciato a frequentare la prima classe.

Nel paese, piccolissimo, eravamo gli unici Italiani, insieme alla moglie del poliziotto del luogo, ma in quanto tale era più integrata e assimilata agli Svizzeri. Eravamo quindi, praticamente, solo noi... e, va beh, tu sei bimbo, conosci subito i bimbi... diciamo che la tua integrazione è molto più semplice rispetto a quella degli adulti.

Ricordo il primo giorno , naturalmente non volevo andare a scuola.

Mia madre mi trascinò in mezzo al cortile, tra la ghiaia... un casino incredibile.

Una signora del paese, una mediatrice, mi ha seguito dal primo giorno e mi traduceva in diretta quello che l'insegnante diceva e spiegava. E' stato fondamentale come aiuto per me, forse da solo non sarei riuscito o avrei impiegato molto più tempo a imparare il tedesco.

Il razzismo però c'è anche tra i bambini, non si sa da cosa dipenda, se dalla formazione che ricevi  dall'ambiente familiare, dalla comunità, o così via.

Io l'ho sentito doppiamente perchè noi eravamo molto poveri e io mi sentivo discriminato, diverso.

Ad esempio anche a livello dei vestiti: gli Svizzeri avevano i loro vestiti, vestivano in modo particolare: calzoni corti,  sandali Birkestock...

 

 
Mi sentivo diverso

 

Chiedevo sempre a mia madre: - Anch'io voglio quei sandali" e lei rispondeva in dialetto: - No, non possiamo, non abbiamo i soldi, devi aspettare Wainer e poi te li comprerò anch'io"

Così finalmente arrivarono i sandali...-battendosi  la mano sulla fronte- e.. mi compra dei sandali bianchi...per dire!

I miei, a livello psicologico non erano all'altezza di vedere, di capire il mio dolore, il mio sentirmi diverso. Come Italiano mi mettevo le braghe lunghe e loro indossavano tutti i calzoni corti; io i sandali bianchi e loro i Birkestock...

...'ero un mostro', mi vedevo, mi sentivo diverso, sia come nazionalità, sia come lingua, sia come vestiti e quant' altro.

Queste cose le senti molto, me le ricordo come fosse adesso: sono particolari che si imprimono nella mente e rimangono indelebili.

Poi gli Svizzeri avevano un nomignolo con cui indicarci, come noi settentrionali additavamo un tempo terroni i meridionali, e che per fortuna ora non si usa più...quasi...  Loro ci chiamavano 'cinch'

 

- 'Cinch'? Perchè?

 

 

Non era discriminazione sotterranea

 

- L' ho scoperto piano piano. Gli Italiani meridionali giocavano abitualmente alla morra;

io il gioco non lo conosco, me lo hanno spiegato: il 5 sembra esca molto spesso... cinch, cinch, cinch: ci chiamavano così.

 

- Tutti gli Italiani?

 

- Certo! tutti gli Italiani, cinch e spesso era anche cinch di m... [ non leggere 'di Milano' -ndc- ]  Era razzismo assolutamente evidente, non era discriminazione sotterranea, ad esempio un giorno degli Svizzeri mi hanno picchiato, poi è pur vero che sono stato difeso da uno Svizzero!

 

Cose analoghe succedono anche oggi, qui, e le ritrovi in  qualsiasi etnia, sono trasversali a qualsiasi 'cittadinanza'.

 

L'unica differenza: allora l'informazione era meno diffusa, oggi invece c'è più risonanza mediatica per questi fatti.

 

Ripeto:

da bambino senti la discriminazione, però ti integri piano piano e lentamente si scioglie il nodo, anche se rimane il dato di fatto: sei sempre un diverso e non c'è nulla da fare nonostante impari la lingua bene, come fosse la tua lingua madre.

 

Gli adulti forse subivano il peso degli stereotipi in modo ancora più forte.

 

C'è da dire che c'erano anche aspetti curiosi.....

 

Lo stereotipo che porta alla discriminazione

 

... mi ricordo quando andavamo a trovare amici di altre regioni italiane.

Un giorno a casa di un meridionale, qui bisogna dirlo, avevano piantato l'insalata nella vasca da bagno riempita di terra, un altro ci teneva il maialino.

Chiaro che gli Svizzeri andavano giù di testa! Però pensa alla fatica di chi veniva, ad esempio da Matera, trovarsi in paesi  tutti perfetti, tirati a lucido!

 

- Allora il maialino e l'insalata rappresentavano un minimo di continuità con le proprie origini?

 

- Certo, però c'erano, di rimando, le reazioni degli Svizzeri legate anche ad episodi di gelosie, di accoltellamenti che accadevano tra Italiani;

episodi legati alla nostra cultura nazionale, simili a quelli attuali, ad esempio, di un tunisino che segue regole morali o religiose che non hanno riscontro con la nostra.

 

Da allora il razzismo lo sento subito, anche in chi cerca di fare ragionamenti intelligenti, in cui però ritrovi una forte connotazione razzista nelle frasi che usa..

 

- ...oppure nell'atteggiamento...

 

-...anche nell'atteggiamento. Entrambi però, secondo me, sono da ricondurre all'ignoranza. Le mescolanze infatti sono la cosa più ricca, più bella ci possa capitare, che genera persone bellissime, come i meticci, che,  a me sembrano, anche più intelligenti.

 

 

- Potrebbe essere; alcune ricerche dimostrano che i bambini bilingue rivelano maggiori abilità metacognitive e di astrazione: l'importante forse è non ricadere in  altri  stereotipi!

 

- Gia! 

 
 

- Mi ha colpito molto il tuo sentirti diverso rispetto ai vestiti...

- Terribile. oltre ai sandali bianchi e alle braghe lunghe avevo anche la cartella, gli altri lo zainetto: ero diverso in tutto e la mia diversità era oltremodo visibile, stavo male per questo, pur rendendomi conto che i miei non potevano comprarmi i loro vestiti.

La diversità anche nell'abbigliamento è un 'valore aggiunto' in negativo spaventoso che si va a sommare alle altre diversità più sostanziali,  quelle culturali. Da piccoli ci si identifica con i vestiti molto di più che da adulti: il vestito diventa una parte della tua identità, forse per questo l'abbigliamento può diventare così importante.

C'era un altro aspetto che mi dava  fastidio tremendamente, perchè non scelto, ma affibbiato senza un apparente motivo:

il paese dove vivevamo, a quaranta chilometri circa da Zurigo, era a schiacciante maggioranza protestante, i cattolici erano pochi. Noi ci avevano connotato come cattolici per il semplice fatto di essere Italiani. 

Un sacerdote, un pomeriggio la settimana, faceva il giro di tutti i paesini  e veniva a prendere noi ragazzi per andare a catechismo a scuola. Io mi sono ribellato subito, perchè non accettavo l'idea di essere stato scelto per un qualcosa che non capivo cosa c'entrasse con me... anche perchè gli altri miei compagni non venivano a catechismo!

- Un'altra discriminazione subita!

- Eh sì! ero abbastanza ribelle da piccolo, e in certa misura lo sono ancora. Mi ricordo che questo sacerdote, una volta a catechismo, mi diede uno schiaffo per una mia birichinata: io mi sono buttato fuori dalla finestra e sono corso a casa; avevo otto, nove anni... e a casa..."Desgrassiè!!" un'altra sgridata! Era veramente una lotta.     

 

L' ambiente naturale accogliente rifugio

 

 

- Non c'era un giorno prestabilito per il catechismo, ma, appena avevo il sentore che il sacerdote sarebbe passato a prendermi, scappavo...

- Dove?

- Nei boschi.  Abitavamo a Villigen, nel Cantone Argau della Svizzera tedesca: era una zona molto bella, immersa nel verde.

Villigen era un piccolo paese, bello in tutti i sensi: una collina dolce, con una agricoltura molto florida. In estate noi bambini andavamo ad aiutare i contadini e guadagnavamo un sacco di soldi: aiutavamo nelle varie raccolte, in base ai periodi. Da quel punto di vista la mia infanzia è stata un capolavoro assoluto, un paradiso per me, in mezzo ai boschi... un mondo meraviglioso per i colori, gli odori...

- Pensi che l'ambiente naturale ti abbia aiutato?

- Molto! Ora infatti, a differenza di tanti altri, non mi ritrovo il mito, la ricerca della natura, probabilmente perché nell'infanzia ne sono rimasto appagato.

Quel segmento di vita è stato così ricco da quel punto di vista che, per me, non ci potrà essere qualcosa di più bello: la raccolta delle lumache, dei mughetti...gran parte della mia pittura precedente a questa contiene elementi riconducibili a quel periodo.

L'acqua, il verde del sottobosco: tutti habitat in cui muovevo i primi personaggi.

 

Dovremmo guardarci addosso

 

- Quasi un rifugio, in risposta alla sopportazione di tanti stereotipi: cattolico e non eravate cattolici, cinch e non sapevi neppure cosa fosse la morra...essere identificati ad un'idea di Italiano omologata e omologante...

Come dicevo, succede anche qui ora, per cui un emigrato che proviene da uno stato islamico viene automaticamente considerato mussulmano. Quando si parla di emigrati c'è una disinformazione spaventosa ed è così facile dare loro addosso: sebbene non sia un atteggiamento generalizzabile, osservo che sono poche le persone non ingabbiate in stereotipi ed ignoranze. Forse queste cose accadono più facilmente nei paesi diventati ricchi, civili -civili tra virgolette-, dove c'è opulenza. Anche le persone che magari in gioventù avevano certi ideali si ritrovano profondamente cambiati: una deformazione indotta secondo me dall'economia, dalla ricchezza. Un esempio banale: davanti a casa tua, conquistata con fatica, di cui vai orgoglioso, non può bivaccare nessuno; non pensi alla solidarietà, pensi innanzitutto a difendere la tua proprietà.

Queste cose nessuno le dice, però dovremmo guardarci addosso. Anch'io, in certi momenti, mi ritrovo a pensare : "Ma cosa sto dicendo?"

Questo perché? Forse perché il tuo ambiente, il tuo stile di vita. le tue frequentazioni ti portano a cambiare  nelle opinioni: opinioni che corrispondono poi a contenuti ad atteggiamenti molto importanti.

- Forse anche perché stiamo andando verso un mondo che dimostra scarso spirito critico, minori  fermenti ideali e valori di riferimento?

- Ora qui sembra che una parte dei sogni dell'Occidente siano falliti definitivamente, ma anche se lo fossero nella nostra vita, non è detto che non si ripresentino in altre parti del mondo, magari in tempi futuri la gente potrebbe ribellarsi ai conformismi, alle ingiustizie e alle idee di uomo limitanti. I periodi sociali e culturali non sono assoluti...e questo è una fortuna: finalmente sappiamo che non c'è niente di certo.

 

 

La diversità come una forza, non come debolezza

 

- Ritrovarsi dentro, inaspettati, pregiudizi comporta  molta fatica se si vuole superarli: occorre mettersi in discussione, accettare che il proprio pensiero non sia necessariamente adeguato, accettare di non avere certezze e di non sapere...

- Certo in questo la società non aiuta, anzi vieni indotto ad avere paura del diverso, ad essere diffidente, meno disponibile quindi a socializzare, a condividere. E' difficile pensare con la propria testa...ancora ignoranza!

- Anche pigrizia, per la maggiore facilità a trovare un nemico esterno, anzichè, appunto dirsi 'Che cosa sto dicendo o pensando?'

- Secondo me è sempre principalmente ignoranza. La conoscenza è fondamentale, dovrebbe essere favorita, impartita dalla scuola: quella è la vera istituzione che ti forma, è la struttura che accoglie tutti, è una comunità allargata nella quale i bambini dovrebbero elaborare le conoscenze, la consapevolezza di sé.

- Evviva! queste sono affermazioni che potrebbero esaltare!

- Uno che viene da un altro paese è innegabilmente diverso come abitudini, idee, a volte anche colore della pelle; ma tu devi spiegare che questa diversità è una forza, non una debolezza. Cioè bisognerebbe rendere consapevoli ciascuno di ciò che  è davvero, nella sua essenziale individualità, al di là delle abitudini;

i concetti di identità, di individualità  andrebbero affrontati con intelligenza: ogni essere umano ha le stesse esigenze, può provare  le stesse emozioni... il razzista invece è convinto che esistano le razze e che siano diverse anche biologicamente: è terribile.. questo poi porta anche al rifiuto del contatto fisico... quindi la diversità non solo culturale, quale è, ma anche fisica e questo  è spaventoso.

-Insomma, come dice Einstein: 'Esiste una sola razza: quella umana'...

 

Einstein: la  relatività oltre il relativismo?

 

- ...lo dice nell'epistolario che tenne con Born... curioso, lo sto leggendo adesso,  sono lettere spontanee, profonde, capaci di dare molta energia:

loro che hanno indagato e penetrato l'essenza della materia, fanno trasparire in questi scritti un amore altissimo per la vita, per la natura... parlano del sole, del cielo, degli alberi dimostrando un  attaccamento  così alto alla vita che, unito all'indagine dell'essenza della vita stessa, stupisce.

- Forse è proprio quello il motivo, essendosi avvicinati tanto a tanto mistero

- Sì, quando sei ignorante disprezzi, quando conosci ami.  Infatti i 'disastri' arrivano da gente che non sa, che non conosce.

- Hai detto cose molto belle, che vanno oltre l'argomento che ci eravamo riproposti, come vorresti sintetizzare il tuo 'messaggio' ?

- Ribadirei che il razzismo è sinonimo di ignoranza. Sebbene il termine ignoranza possa essere ambiguo, pensare che un individuo sia identificabile, omologabile a una razza cosa potrebbe essere se non ignoranza? E' insopportabile che noi, in quanto popolo emigrante e discriminato, ora ci comportiamo nello stesso modo con gli emigrati in Italia. Insopportabile è anche vedere come, nella scuola, spinte di certe parti sociali, possano portare alla proposta delle classi separate per i bambini stranieri. In nessun altro paese accade ciò, siamo in controtendenza su tutto in questo ambito. Speriamo davvero  sia solo un problema di etichette sbagliate!

- Già, speriamolo profondamente.

 

-a cura di Patrizia Borghi-